Neopopulismi e democrazia, un modello interpretativo tra crisi e leadership

Al Dipartimento di Scienze politiche e sociali, nell’ambito della conferenza dottorale, è intervenuto Paolo Graziano dell'Università di Padova

Giada Musumeci, Sophia Strano, Jolanda Venuta, Fabiola Strano

Il tema dei neopopulismi e del suo impatto sulla democrazia contemporanea è sempre più attuale nella società di oggi e non a caso è stato affrontato nei giorni scorsi da Paolo Graziano, docente dell’Università di Padova, con una lectio inserita nell’ampio programma di eventi della Conferenza dottorale (cicli 38-39-40) del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’ateneo catanese.

Lo studioso, insieme con un gruppo interdisciplinare di colleghi, ha affrontato il fenomeno partendo dall’intersezione tra scienze politiche, storia e sociologia. L'approccio interdisciplinare è centrale per comprendere la complessità di fenomeni politici che non possono essere analizzati in modo univoco.

Il professor Graziano – nella sua lectio, al Palazzo Pedagaggi, dal titolo Crisi, (neo)populismo e democrazia: il caso italiano in prospettiva comparata - ha presentato uno schema interpretativo che analizza le origini, le caratteristiche e il successo dei Neopopulismi contemporanei.

E, inoltre, ha posto l’accento sulla loro capacità di rispondere a una serie di crisi sistemiche – politiche, economiche e culturali – emerse tra la fine degli anni ’70 e il primo decennio del 2000. La riflessione si concentra sul modo in cui i Neopopulismi riescono a governare e sul ruolo chiave della leadership e della comunicazione.

Il lavoro del professor Graziano parte da un periodo chiave della storia recente, identificabile tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, quando si sono verificati importanti cambiamenti politici ed economici. Ha poi analizzato l’evoluzione del fenomeno negli ultimi decenni, con particolare attenzione agli anni dal 2008 in poi, segnati da una profonda crisi economica globale, e al 2015, quando le sfide culturali legate ai flussi migratori hanno assunto una rilevanza centrale.

I contesti di oggi

L’analisi si è concentrata su quattro contesti nazionali fondamentali per comprendere le diverse tipologie di Neopopulismi: l’Italia, definita un “laboratorio del Neopopulismo” per la varietà di esperienze politiche che hanno attraversato il paese; la Francia, rappresentativa di diverse forme di Neopopulismo, inclusi fenomeni atipici come quello di Emmanuel Macron; gli Stati Uniti, considerati un caso straordinario, ma difficilmente comparabile dal punto di vista politico e storico; l’Ungheria, esempio di un contesto in cui il Neopopulismo si è consolidato in forme autoritarie.

Il professor Graziano ha posto nel suo intervento alcune domande fondamentali: è corretto parlare di populismo nel XXI secolo o si tratta di un fenomeno nuovo? Quali sono le varianti di Neopopulismo e come si possono distinguere? Comprendere le ragioni del successo dei Neopopulismi richiede un’analisi che tenga conto delle crisi sistemiche e dei contesti specifici in cui essi emergono.

Uno dei punti centrali dell’analisi è distinguere tra una dimensione analitica e una normativa: il populismo viene spesso percepito come un fenomeno negativo per la democrazia, ma è importante adottare un approccio analitico che si basi su dati empirici e casi concreti.

Un momento dell'intervento del prof. Paolo Graziano

Un momento dell'intervento del prof. Paolo Graziano

I tre tipi di crisi

Il successo dei Neopopulismi viene ricondotto, secondo il prof. Paolo Graziano, a tre tipi di crisi interconnesse: politica, economica e culturale.

La crisi politica è iniziata alla fine degli anni ’70, con un progressivo calo della fiducia nelle istituzioni. In Italia, ad esempio, dal 2006 si registra una diminuzione costante della fiducia verso il sistema politico.

La crisi economica è la crisi globale del 2008 con un impatto significativo, soprattutto sulla percezione soggettiva della sicurezza economica dei cittadini.

La crisi culturale è esplosa nel 2015 con l’intensificarsi dei flussi migratori e le conseguenti sfide legate all’integrazione.

Un elemento chiave è il concetto di “significante vuoto”, introdotto da uno studioso argentino, secondo cui il Neopopulismo riesce ad aggregare diversi gruppi sociali intorno a idee generiche e simboliche che non hanno un contenuto ideologico rigido.

Leadership e Comunicazione

La leadership gioca un ruolo centrale nel successo dei Neopopulismi. Leader come Trump hanno dimostrato come lo stile comunicativo possa rafforzare la loro posizione, soprattutto in periodi di crisi. La comunicazione, infatti, rappresenta un nuovo terreno di confronto politico, dove i media tradizionali e digitali amplificano il messaggio populista.

Tipologie di Neopopulismi

Il professor Graziano ha distinto i Neopopulismi in inclusivi ed esclusivi. I primi, secondo il docente, tendono a favorire l’inclusione di nuovi gruppi sociali e a promuovere una maggiore partecipazione democratica, mentre i secondi mirano a escludere determinate categorie, spesso sulla base di appartenenze etniche o culturali, limitando la partecipazione democratica.

In chiusura l’ospite della conferenza ha evidenziato come “la capacità del Neopopulismo di semplificare questioni complesse e offrire risposte immediate a problemi percepiti come urgenti lo rende particolarmente efficace in contesti di crisi”. “Tuttavia – ha aggiunto - è fondamentale un approccio critico e multidisciplinare per comprendere a fondo le sue dinamiche e il suo impatto sulla democrazia”. Come ha evidenziato a conclusione della lectio, “il Neopopulismo non è un fenomeno monolitico, ma assume forme diverse a seconda dei contesti storici, economici e politici in cui si manifesta”.

I dottorandi

I dottorandi insieme con i docenti

La conferenza dottorale

La Conferenza Dottorale in Scienze politiche è incontro annuale del Dottorato di Ricerca in Scienze Politiche che intende presentare le attività scientifiche che 37 giovani studiose e studiosi che mirano a portare all’attenzione della comunità accademica e della città, coordinate e coordinati dalla coordinatrice, Stefania Mazzone e dalla vice-coordinatrice Mara Benadusi.

La tematica generale approfondita in dimensione multidisciplinare di quest’anno, cui la Conferenza rappresenta la conclusione, ha riguardato il binomio Tecnica e Decisione.

La Conferenza persegue anche lo scopo di presentare alla comunità accademica metodi, contenuti e pratiche di ricerca di un Dottorato di ricerca incardinato al Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'Università di Catania, diretto dalla storica contemporaneista Pinella Di Gregorio, istituito da più di un decennio.

I dottorandi

Giulia Caruso, Lucia Mazza, Giuseppe Biazzo, Federico Jelo Di Lentini, Maria Pina Di Pastena, Farah Djabi, Ginevra Alescio, Viviana Vacca, Natalia Coppolino, Ornella Occhipinti, Kristal Crupi, Federica Ragusa, Agnese Miccichè, Martina Faia, Pierpaolo Letizia, Daman Singh, Domenico Pappalardo, Luisa Mohr, Hennadige Suranga, Avishka Senadayake, Valeria Holguin Arcia, Tanzila Azad Mow, Sadia Atta, Giovanni Spina, Isabella Miano, Valentina Gruarin, Simone Rinaldi, Alfio Platania, Andrea Dugo, Vittorio Mirabile, Abdelhafid Kheit, Simona Lorenzano, Valeria Gugliotta, Gaetano Sanfilippo, Chiara Finocchiaro, Lorenzo Giannì, Giovanni Magnano, Martina Motta e Christian Marino.

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